domenica 24 marzo 2019

Poesie in bottiglia

Io temo il dì che questa cittadina
s'abbufferà di facili turisti,
in grasso firmerà sulla cartina
qual meta d'eno-gastro frutti misti;
il buon salotto, l'ottima vetrina
d'ipocriti sorrisi e cuori tristi
per dimostrar a' forestieri amici
dell'eccellenze, i noti benefici.

Io penso al dì che storici edifici
albergheranno ostelli in pompa magna,
pe' pellegrini, gli ospiti felici
e non pe' vecchi, soliti alla lagna,
già traslocati verso le pendici
di Pàncole, rivolti alla campagna,
sognando d'un ritorno del Cantini
con tante capre e tanti lumicini.

Io sogno il dì che i miei concittadini
riscopriran sentieri già scoperti,
ove primaverili capolini
si fan, ne' muri, in varchi sempre aperti
e vedo ancora impavidi bambini
gettare via quei souvenir incerti
e coglier qui, tra tante meraviglie,
poesie che nascon dentro le bottiglie.


sabato 26 gennaio 2019

Il leone o la leonessa?


Oh te samminiatese, orsù, confessa
il dubbio dentro al qual da sempre caschi:
La bestia nello stemma è una leonessa
o degno membro d'esemplari maschi?
Quest'oggi, a tal domanda sì complessa,
v'è la risposta di Michele Fiaschi:
Costui, che dell'araldica s’intende,
svelò, di quel mistero, le vicende!

Sfatando le chimeriche leggende,
la fiera che brandisce lo spadone
e da millanni il popolo difende,
su d'un affresco al centro d'un salone
ha tra le zampe, proprio lì, che pende
la peculiare forma d'un coglione;
che fosse maschio già il sospetto c'era
pel fatto che ci avesse la criniera!

Ma il popolo non crede e già si schiera
come succede in questi casi, spesso,
tra chi, 'sta cosa, pensa non sia vera
e vuol si tenga aperto quel processo
al fin di consegnare, questo spera,
l'antico gonfalone al gentil sesso;
d'altronde, in questi tempi, è un fatto noto:
Non basta aver le palle, serve il voto!



domenica 20 gennaio 2019

I podisti

I podisti vogliono a ogni costo
passare la domenica all’aperto,
che sia un freddo dicembre o un caldo agosto
non li ferma nessuno, questo è certo!
Chi lento gode il bello d’ogni posto
e chi fa quella lunga a passo “sverto”
ma in fondo a quel gonfiabile traguardo
per tutti c’è da bere un buon tè “cardo”!

C’è quel che corre per smaltire il lardo
e quello che s’allena per la mezza,
c’è quel che si lamenta del ritardo
e quello che rimpiange giovinezza!
Chi silenzioso volge il proprio sguardo
da monti e colli, in vetta, alla bellezza
d’un panorama che par un quadretto
mentre metà del mondo è ancora a letto!

E poi c’è sempre quel che per dispetto
non si lascia incantar da queste cose
ma preferisce, ovvio, con rispetto
di rimirar il culo delle spose!
Di sindacar su’ gusti ‘un mi permetto
i corridori son genti gioiose,
insomma, non saranno dei campioni,
ma certo sono un branco… di gialloni!

giovedì 17 maggio 2018

La guida ed il turista

Si narra d’un turista sventurato
il quale, giunto su per la scalona
in vetta alla città di San Miniato,
alla maestosa Rocca s’appassiona!
Peccato che, nel mezzo del gran prato,
gli capita una guida un po’ burlona:
«Permette una domanda?» «Sì, mi dica!»
«Ma questa vecchia torre è proprio antica?»


La guida, assai beffardamente, esplica:
«La Rocca compie adesso ottocent’anni
ma la vetusta età dimostra mica;
l’aspetto così sano non v’inganni!
L’imperator, iddio lo benedica,
sul colle la innalzò con grossi affanni;
intatta veglia ancor sul guelfo regno
e custodisce, della storia, il pegno.


Al pian terreno serbasi il disegno,
del cancellier Corrado è quel che resta;
al primo piano v’è lo scranno in legno
che narra de’ Vicari l’alte gesta;
secondo piano: sul mattone, un segno:
Pier delle Vigne, lì, sbatté la testa!
Al piano terzo s’accasò il Mercati
nel tempo della proprietà a’ privati.


Al quarto piano son gl’innamorati,
un canto di cuculo il cuor gli afferra;
anche il Carducci e, come lui, altri vati,
il cuore abbarbicò, su questa terra!
Infine, in cima, a’ nobili loggiati,
un faro ci rammenta della guerra:
illumina il Valdarno e l’Appennino
e, non di men, la via del pellegrino!»


Così la guida, in vesti d’Arlecchino,
si prende gioco assai del forestiero
ma quando lui gli chiede il patentino,
si sbriga a rivelar il fatto vero:
«La Rocca che t’adombra qui vicino
è tanto antica quant’io son sincero!
Perciò ti dico, senza messinscene:

Ha sessant’anni e se li porta bene!»

Deluso va, il turista, da ‘n do’ viene;
la guida tuttavia lo ‘nvita a gloria:
«Se pur venne rifatta, ti conviene
salire e rievocar la sua memoria;
sol da lassù vedrai le valli amene
ed ogni luogo in cui passò la storia!
Ammira l’orizzonte, il guardo blocca,
ti scoprirai amante della Rocca!»




venerdì 29 dicembre 2017

Il cammino degli artisti

1.
Prolifico è il cammino della storia
di San Miniato, allor che fu castello,
gl’imperator lo cinsero di gloria,
de’ Papi fu talor discreto ostello;
per secoli ha serbato la memoria
di chi s’adoperò per fare il bello:
Gli artisti del passato e del presente;
quanti germogli die’ la sua semente!

2.
Là s’intrecciò il cammino di Clemente,
pontefice nel tempo di Lutero,
del “sacco” la ferita era dolente,
incerto l’avvenir del mondo intero;
per ritrovar la fede nella gente
partì da Roma verso il sacro impero
e quando mezza strada ebbe passato,
lì s’albergò, sul colle, a San Miniato.

3.
Il popolo l’accolse, impressionato
da quelle carovane rosse e gialle,
s’aprì le porte al gonfalon crociato,
dell’imperial palazzo a mira valle;
Clemente avea de’ Medici il casato,
congiure e umiliazioni sulle spalle
e un sogno da affrescare nel destino
per mano, come lui, d’un fiorentino.

4.
Geniale ed irrequieto fu il cammino
di quell’artista dall’eccelse doti,
scultore, gran pittore e poeta fino,
i suoi capolavori già ben noti;
gli giunse la missiva in un mattino:
«Il Papa vuol parlar col Buonarroti.»
Già cavalcava verso il fortilizio
con il pensier al prestigioso uffizio.

5.
Fu quel, per Michelangelo, l’inizio,
dell’opra che racchiude il bene e il male,
l’immagine solenne del “Giudizio”
ch’è degno di chiamarsi “Universale”;
eppur, se San Miniato fu l’ospizio
di quell’incontro a’ posteri speciale,
della memoria resta voce oscura
sotto le volte e le possenti mura.

6.
Prezioso è il tempo di chi prende cura
d’un luogo ancora intriso di domande,
già pronto ad ospitar con più premura
i pellegrini nelle sue locande;
verranno ad adorare la creatura
col suo mistero prodigioso e grande,
in quel cammino, donde si son mossi
i sogni dell’artista Mario Rossi.