domenica 29 dicembre 2019

Accademico

Sabato 14 dicembre 2019 in occasione della presentazione del Bollettino annuale, ho ricevuto con immenso onore il diploma di ammissione all'Accademia degli Euteleti di San Miniato come socio corrispondente, con questa motivazione:

L'amore per le Lettere, onde siete distinto, vi merita i riguardi della nostra Accademia. Intende Ella darvi un attestato della stima che nutre per Voi, dichiarandovi suo Socio corrispondente. Servirà la presente per assicurare della vostra ammissione, dalla quale l'intiero corpo Accademico attende nuovo lustro e decoro.

Dato in San Miniato dalla Residenza dell'Accademia.

Lì 27 Maggio 2019

Il Presidente Saverio Mecca
Il Segretario Bruno Bellucci

sabato 14 dicembre 2019

Il Genio del mare

1.
Un giorno, cinque secoli lontano,
di buon mattino, nell’autunno tardo,
saliva l’erta via del Montalbano
il Genio nato a Vinci, sì, Leonardo!
Volea trovare un punto sovrumano
ove gettare il cinquantenne sguardo
ver la pianura che dell’Arno è letto
e realizzar un cùpido progetto!

2.
Volea Firenze, allora, far dispetto
a Pisa sua nemica e, come scorno,
commissionò che fosse ridiretto
il fiume nello stagno di Livorno!
Leonardo, genio fin da giovinetto,
all’opra s’ingegnò per più d’un giorno
e per colmar lassù, d’idee carenza,
ripercorrea, il pensier, la sua esistenza!

3.
Pensava al tempo dèdito alla scienza
e l’arte, del Verrocchio alla bottega;
Milano e quattro lustri d’esperienza,
l’onore che, alle accuse, non si piega!
Il rientro in patria, l’aspra concorrenza
ed un sorriso, che l’umor non spiega,
di quella donna che l’avea convinto
a immortalarne il senso in un dipinto!

4.
Da questo e altri pensier, il cuor sospinto,
giunse Leonardo alfine a quel balcone
che da Porciano mira, e pare finto,
il panorama immerso nel nebbione!
Di fronte a quello si stupì d’istinto
nel realizzar pliocenica visione,
il mare che dall’Arno si confina
domato al varco della Gonfolina!

5.
Lo sguardo navigò nella cortina
avvolto da quel mare ritrovato
finché approdò su un’isola vicina
verso la quale si sentì attirato!
L’ispirazione allor fu repentina,
e riconobbe il colle, San Miniato,
dove trovò dei nichi per la via
che fecer dell’intuito una teoria!

6.
In questa cittadina par ci sia
un gene di talento centenario;
di musica, pittura, di poesia,
di nomi illustri cura l’inventario!
E in fondo a questa lista c’è, e ci stia,
il più comun de’ nomi, Rossi Mario,
ma non inganni il nome che gli spetta,
fuor dal comune è l’estro di Maglietta!

sabato 3 agosto 2019

La storia del mugnaio Michele Guardini


Michele Guardini, ovvero il nonno del nonno di mio nonno, era nato a Cojano (storica località sulla via Francigena oggi frazione del comune di Castelfiorentino) il 22 luglio 1786, all’epoca in cui la Toscana era uno stato indipendente governato dal Granduca Pietro Leopoldo, che proprio a novembre di quello stesso anno abolì, per la prima volta nella storia, la tortura e la pena di morte.
Terzogenito di otto figli, Michele nel 1807 sposò Assunta Taviani, originaria di San Miniato, dalla quale ebbe ben 14 figli nati tra il 1809 e il 1829: Anna, Rosa, Giuseppe (mio antenato diretto), Nunziata, Maria, Giuditta, Teresa, Angiolo, Gesualdo, Maddalena, Giovan Battista, Carlo, Demetrio ed Erminia, tutti battezzati nella Pieve dei Santi Pietro e Paolo a Cojano.
A partire dal 1812, gli “stati delle anime” del popolo di Cojano qualificano Michele come contadino e mugnaio presso il podere di Rubbiano, nel popolo di Cojano, all’epoca facente parte della comunità di Montaione. Nelle mappe del catasto leopoldino è riportato il mulino sul torrente Orlo nei pressi del podere di Rubbiano, oggi scomparso, dove Michele conduceva il proprio mestiere.


Considerata la scarsa portanza del torrente Orlo, si trattava probabilmente di un “mulino a maltempo” il cui utilizzo era limitato dalla presenza di acqua, convogliata in un bacino a monte del mulino per aumentarne la forza motrice. Non è escluso che la cui ruota fosse dotata di cassette di legno che, riempiendosi d’acqua, scendevano per gravità verso il basso e azionavano la ruota che continuava a girare anche in periodi con scarsità di acqua.
L’attività di mugnaio era evidentemente impegnativa. Il 5 novembre 1814, sul registro dei passaporti della Marie di Montaione, è annotato che Michele “si porta a Colle Val d’Elsa per i suoi interessi”, forse per condurre una qualche trattativa nell’interesse della famiglia.
Il 31 gennaio 1819, alla morte del padre Angiolo, divenne capo di una numerosa famiglia che comprendeva la madre vedova Barbera Mattii (poi morta nel 1827) e alcuni fratelli, tutti impegnati nel podere come contadini.
A partire dal 1837 i registri della tassa di famiglia del comune di Montaione lo qualificano come “lavoratore a Rubbiano dal Garzoni, e possidente, e mugnaio”, cui spettava una tassa annuale di 10 “quattrini”, la moneta allora vigente nel Granducato.


Secondo il censimento del 1841 del popolo di Cojano, Michele risultava capace di leggere e scrivere, cosa abbastanza rara per l’epoca in cui nelle famiglie contadine non ci si poteva permettere di far studiare tutti i figli, tant’è che nello stesso censimento, il solo figlio Demetrio risultava anch’egli capace di leggere e scrivere.
Dopo i famosi moti rivoluzionari del 1848 e l’invasione austriaca, la tassa sulla famiglia aumentò considerevolmente arrivando addirittura a 24 quattrini. Sono noti i malcontenti di quel periodo in tutta la Valdelsa. L’episodio più clamoroso di protesta si verificò proprio a Montaione nel 1849, dove alcuni mezzadri, tra cui Michele, rei di avere espresso le proprie opinioni sulla tassa di famiglia, furono arrestati e sottoposti ad un processo da parte del Consiglio di Prefettura di Siena che emise nei loro confronti una dura sentenza di condanna il 18 settembre 1849. Michele fu condannato a 20 giorni di carcere ed al pagamento della somma di 2 Lire per le spese di processo.
Michele Guardini morì a Coiano alle due pomeridiane del 28 novembre 1854 all’età di 68 anni, molto probabilmente di colera, il terribile morbo che in quegli anni mieté quasi 30 mila vittime in Toscana. Il registro dei morti redatto dal parroco di Cojano Ranieri Brogi, qualificava Michele come contadino povero, ovvero non più possidente, forse per le conseguenze delle controversie giudiziarie.


La famiglia Guardini rimase a Cojano fino alla fine del XIX secolo, quando si trasferì in un nuovo podere nel popolo di Collegalli.